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La Decadenza

La decadenza: guerre, pestilenze, alluvioni

Poco dopo la famiglia Orseolo venne estromessa dalla nobiltà veneziana, e così Cittanova perdette i suoi protettori . Non fu più il luogo di villeggiatura del patriziato veneziano e il suo territorio tornò ad essere luogo di rapine e di contestazioni sanguinose.
Gli allagamenti provocati dalle piene della Piave e della Livenza distrussero le fertili campagne.
Le febbri malariche provocate dalle acque dolci, le carestie e la peste decimarono gli abitanti.
La peste arrivò in Italia dall’Oriente nel XII secolo.
Il veicolo dell’infezione erano le “pantegane”, i grossi ratti che si riteneva fossero giunti a Venezia sulle navi al tempo delle Crociate.

Il colpo di grazie per Cittanova fu la spaventosa alluvione del 1110 , considerata dagli storici il secondo diluvio universale. In quell’anno la Piave portò la sua foce al Cavallino.
I terremoti del 1117 e del 1128 rasero al suolo le chiese e diversi edifici e il vescovo di Belluno tornò a riprendersi il territorio completando la distruzione.

Fino al 1440 le notizie storiche sono confuse e spesso contraddittorie .
L’unica cosa certa è che fino a quella data il vescovo di Cittanova celebrava le feste principali. Il fatto che gli ultimi vescovi appartenessero tutti a un ordine monastico fa supporre che risiedessero in qualche convento vicino.

In queste isole, ormai semisommerse dalle acque, rimasero solamente pochi abitanti : i più poveri, quelli che non avevano nemmeno una barca per fuggire. Vivevano in case di canna, conducendo una vita da selvaggi.
Così li descrive un cronista nel 1330: «… homini sanza intelletto et bruti animali, et non savevano parlar, et giera bruta zente da veder, et tuti se facevano beffe de lor spudandoli diedro».

Essi venivano aiutati dai monaci dei conventi, che condividevano la loro povertà.
In quell’epoca svolsero un’opera altamente benefica i Benedettini di Torre del Caligo, di San Canziano (vicino all’antica Revedoli) e di Santa Croce (tra Santa Margherita e Santa Croce).
Nelle solennità si davano in elemosina pali e fascine “per sostenere i liti”.

«Cittanova, fondata verso l’814, prosperò fino al tramonto del XII secolo; incominciò a decadere al principio del secolo XIII; alla fine del secolo XV era intieramente abbandonata» (Teodesigillo Plateo, “Il territorio di San Donà nell’agro di Eraclea”, pag. 99 - Oderzo, 1907).
Le rovine di Eraclea-Cittanova sopravvissero ancora per qualche secolo.
Lo storico Sabadino afferma che nel 1510 le rovine delle numerose chiese di Eraclea erano ancora visibili, ma completamente all’interno della palude e semisommerse dalle acque.
In una carta di Domenico Gallo del 1567 Cittanova è rappresentata da una casa intatta e le rovine di tre chiese. Qualche rovina si poteva ancora vedere verso la fine del 1700.

Più tardi «Le memorie furono presto sacrificate; i frammenti di edifici sacri e profani furono adoperati per restaurare case coloniche; le arche funerarie destinate a servire da abbeveratoi al bestiame » (T. Plateo, op. cit. pag. 96).

Data ultima modifica: 9 Jan 2017
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